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Bethesda sotto accusa: grave il declino di Fallout

È una stoccata che fa rumore quella che copisce lo studio di Fallout oggi 16 gennaio 2026. Soprattutto perché arriva da chi, per amore di quei mondi virtuali, ha dedicato anni della propria vita a migliorarli gratuitamente. Dean Carter, Project Lead di Fallout London – la mastodontica mod che ha conquistato milioni di giocatori offrendo un’esperienza quasi pari a un titolo ufficiale – ha lanciato una critica durissima nei confronti di Bethesda Game Studios. Secondo il modder, la casa di sviluppo guidata da Todd Howard avrebbe ormai “raggiunto il proprio limite” e non sarebbe più in grado di gestire adeguatamente franchise storici come Fallout e The Elder Scrolls.

In un’intervista concessa a Esports.net, Carter non ha usato mezzi termini, arrivando a suggerire una soluzione drastica: la vendita delle proprietà intellettuali. “Con il massimo rispetto per Bethesda – ha dichiarato – penso che abbiano toccato il soffitto già da un paio di giochi. Ho la sensazione che sia ora di farsi da parte e vendere le IP”. Una presa di posizione dolorosa per lo stesso Carter, che si definisce un amante dello studio, ma che ritiene onestamente che saghe così amate non siano più nelle “mani giuste” per evolversi come meriterebbero.

Il cuore della critica risiede nella qualità della narrazione. Secondo il capo di Fallout London, la scrittura dei titoli Bethesda è peggiorata drasticamente nelle ultime iterazioni. La soluzione, a suo avviso, sarebbe semplice ma fondamentale. Se inserissero qualche buon scrittore, il prossimo Elder Scrolls sarebbe un grande videogioco e il prossimo Fallout sarebbe incredibile. Non è solo una questione di dialoghi, ma di tono generale. Carter contesta la direzione “leggera” intrapresa dallo studio, contrapponendola alla natura originale del brand: Fallout nasce come un’opera dall’umorismo violento, oscuro e realistico, elementi che il team di London ha cercato di preservare, mentre Bethesda sembra ormai viaggiare verso una deriva opposta e meno incisiva.

Commercialmente è impossibile che Microsoft e Bethesda decidano di vendere due dei marchi più redditizi della storia del medium. Tuttavia, le parole di Carter riaccendono un dibattito mai sopito nella community. Le sue osservazioni fanno eco a sentimenti simili espressi in passato anche da alcuni sviluppatori di Fallout: New Vegas. Anche essi accusavano la casa madre di non comprendere a fondo l’essenza post-apocalittica della saga. Resta da vedere se, con il prossimo The Elder Scrolls VI, Bethesda riuscirà a smentire i suoi critici più appassionati.

Andrea

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