Blog e disinformazione sui gratta e vinci

Partiamo dall’idea che si può essere contro il gioco e magari anche ritenere il proibizionismo indiscriminato sensato (e non lo è, se studiamo storia e altri paesi, perchè manda sul gioco illegale, oltre che colpire anche innocenti giocatori del superenalotto e la stragrande maggioranza di piccoli giocatori consapevoli).
Ma arrivare a scrivere cose non vere o amplificare oltremisura, anche se su un  blog, supera il confine colle fake news. Si informa correttamente su dati e conseguenze e si dice la propria opinione, ma non si scrivono dati falsi che se veri non necessiterebbero neanche di pubblicare una opinione.
Oggi commentiamo un articolo apparso su un noto blog.
Nell’ordine: “I Gratta e Vinci sono la forma più subdola del gioco d’azzardo. Per decenni sono stati plasmati vecchi e nuovi giocatori; colorati apparentemente innocui, mamme, papà e nonni li grattano davanti ai loro figli alimentando e trasmettendo le loro speranze” Frase a effetto iniziale. Ci sta . Ma aggiungeremmo che lo Stato potrebbe decider di farli colorare di nero, sono già presenti avvertimenti sul gioco che fa male, più che nella maggior parte dei paesi e piu che in quelli illegali che tuttora circolano. Non sono innocui, ma suggerire che la strada sia renderli piu tristi o mettere piu messaggi appare una incomprensione delle dinamiche del gioco e degli effetti di questi messaggi. E comunque aggiungere o modificare è una decisione che può essere facilmente presa dallo Stato (che emana un decreto per ogni gev e che ha professionisti che controllano e sanno cosa funziona)
“Le lobby che controllano il gioco sono italiane….. ” . Non entriamo nelle pesanti affermazioni fatte non essendo il concessionario coinvolto. Possiamo però dire che il gran finale, ovvero che I soldi vanno all’estero è vero solo per la quota che resta al concessionario di utile dopo le tasse sul gioco e le spese ,che sono sostenute in Italia; il grosso delle spese va infatti ai piccolo esercenti che li vendono, l’utile è una frazione quantificabile in punti % come vedremo.Ma indipendentemente da quanto è, che dipende da quanto è bravo lo stato a contrattare, le tasse all’estero non sono un problema del gioco ma di tutte le attività web, ancor piu quelle immateriali quando parliamo di gratta e vinci online. Vale molto di più in altri settori. e non si riesce a limitarlo per ora peraltro neanche dove ci sono beni fisici che circolano e passano frontiere. Si può essere d’accordo sul principio, ma è difficile attuarlo e vale per tutte le democrazie principali, come si vede dalle discussioni in corso sulla web tax.
“Secondo i dati 110 miliardi di euro vengono spesi al gioco”. E’ un numero falso nel contesto. Riguarda tutto il gioco in Italia (di cui I gev sono una frazione) e bisognerebbe togliere le vincite , che variano dal 50% (e non è cosi per I gratta e vinci che partono molto più alti ) al 97% (nei casino online) . La spesa reale è peraltro facilemente reperibile online, non è un dato ignoto,  anchedivisa per gioco e regione (lotto, superenalotto, scommesse , bingo, etc)
“18 milioni di italiani raggirati da una pubblicità ingannevole che ha ormai plasmato i giocatori. In Italia i Gratta e Vinci vengono venduti senza sapere se il premio c’è o meno. Basterebbe guardare oltre i nostri confini: in Canada giornalmente si aggiornano online i premi incassati e, quando l’ultimo premio da 500.000 dollari viene vinto e incassato, vengono ritirati tutti i biglietti dai rivenditori, proprio come si fa con gli alimenti scaduti. In Italia è la Lottomatica a decidere quando ritirare dal mercato i biglietti” E’ un aspetto tecnico, ma ritirarli prima non vuol dire far vincere di più, anzi è un modo per stimolare I giocatori.
“Per questo i Gratta e Vinci vanno considerati come le slot.” Sotto molti aspetti lo sono, comunque è una scelta del Governo e non del concessionario.
“Lottomatica inoltre usa il “near miss” (quasi vincita), una trappola mentale vietata persino a Las Vegas, che illude tutti i giocatori di aver quasi vinto, di aver sfiorato la vittoria quando il numero estratto è vicino a quello scelto. Questa pratica subdola spinge di fatto a giocare con più frequenza illudendo il giocatore di essere vicino alla vittoria.” Non chiaro a cosa si riferisca
“E’ ora di rendere consapevoli le persone e lo stato: serve una commissione e un controllo sulle grosse vincite”. Dire che non ci sia abbastanza commisioni e controllo sulle grosse vincite è , rispetto a qualsiasi altro paese, difficile da dimostrare. Difficile immaginare di più e l’utilità. “L’esagerata offerta di gioco ha creato milioni di persone dipendenti dal gioco e lo stato paga le cure. Un vero controsenso”. Milioni è un numero falso, fermo restando che anche 3 siano un problema. Il punto è come farli smettere senza mandarli nella rete illegale, oltre che se sia giusto impedire a un adulto conseziente di fare attività simili: il passo a non far acquistare ad esempio azioni o altri strumenti finanziari è breve; ma anche giocare a candy crash e comprare I livello o stare ore su istagram è dipendenza….
Smettere di giocare è l’unico modo per far cambiare le regole, smettere di comprare i gratta e vinci dove oltre il 96% finisce nelle tasche di Lottomatica. Pur non essendo Lottomatica, è un numero fuori dalla realtà. La quota più grande del giocato torna sempre ai giocatori (almeno nel gioco legale, che andrebbe difeso) e di gran lunga la seconda quota va in tasse (che altrimenti andrebbero reperite in altro modo, non dimentichiamolo; far girare un modello teorico in cui sarebbero reinvestiti in altre attività che non fanno male e tassate uguale è davvero difficile) . La terza quota, l’,8% va ai rivenditori online o fisici (che hanno dei costi per venderli come è facile intuire) .
Il residuo, ovvero ancora meno va al concessionario, che anche lui ha dei costi, è la cui esistenza è semplicemente una scelta dello Stato che potrebbe benissimo fare quelle attività (estrazioni, , stampe, distribuzione, etc ) lui stesso; un tempo accadeva e tuttora accade in paesi del terzo mondo, ma di norma costa meno farlo fare fuori.

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Informazioni su Paolo Di Feo 95 Articoli
Paolo Di Feo, laureato in economia con 110 e lode e MBA ha lavorato nelle telecomunicazioni prima di entrare nei giochi. In questo settore è stato consulente, direttore e proprietario sia in Italia sia all’estero. Scrive da tempo numerosi articoli e rilascia interviste ai giornali e alle TV nazionali sui temi del gioco di cui è profondo conoscitore.