Arriva oggi 10 gennaio 2026 un sospiro di sollievo per le casse della Gestione straordinaria del Casinò de la Vallée di Saint Vincent. La lunga e complessa battaglia legale che vede la casa da gioco contrapposta al Gruppo Lefebvre si arricchisce di un nuovo, forse decisivo, capitolo. Questo ridimensiona drasticamente le pretese economiche della controparte. La Corte d’Appello di Torino ha infatti emesso una sentenza che ha il sapore di una vittoria per la gestione pubblica. Il maxi-risarcimento richiesto dalle società Elle Claims e Sitmar (ex Sitav), che ammontava alla cifra vertiginosa di 43 milioni e 606mila euro, è sceso a “soli” 965mila euro.
Al centro della disputa, che si trascina ormai da decenni attraverso sette diversi gradi di giudizio, c’è un vecchio contratto risalente al 1994. Si era all’epoca in un periodo di transizione tra la gestione privata e quella pubblica. L’accordo riguardava l’affitto di beni strategici come parcheggi, magazzini, una banca dati e il famoso tunnel di collegamento con il Grand Hotel Billia. Il nodo del contendere risiedeva in una clausola penale che i giudici odierni non hanno esitato a definire “mostruosa”: l’accordo prevedeva infatti il pagamento di 100 milioni di vecchie lire per ogni singolo giorno di ritardo nella riconsegna dei beni, a fronte di un canone d’affitto mensile di appena 20 milioni di lire.
La Seconda Sezione Civile della Corte torinese ha smontato questa logica, ritenendo la penale “manifestamente eccessiva”. Secondo i magistrati, applicare quella tariffa avrebbe generato un paradosso economico inaccettabile: un ritardo di soli 30 giorni avrebbe comportato una sanzione di 3 miliardi di lire, ovvero 150 volte il valore del canone mensile, rendendo di fatto l’inadempimento più conveniente dell’adempimento stesso per il creditore, in totale conflitto con la ratio giuridica delle penali.
Nonostante il taglio drastico, la partita potrebbe non essere ancora chiusa definitivamente. L’avvocato Antonio Rappazzo, difensore del Gruppo Lefebvre, ha già annunciato battaglia su un dettaglio tecnico che potrebbe raddoppiare la cifra stabilita. Il legale contesta un presunto errore nel calcolo degli interessi, sostenendo che debbano essere applicati quelli commerciali e non quelli legali. In caso positivo, credito salirebbe a circa due milioni di euro; in caso contrario, si profila all’orizzonte l’ennesimo ricorso in Cassazione.
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