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Il 2026 sarà l’anno dei videogiochi (di lusso) made in Cina

Fino a qualche anno fa pensare alla Cina dei videogiochi evocava quasi esclusivamente l’immagine di un mercato dominato da titoli mobile e free-to-play come Honor of Kings. Al 13 gennaio 2026 possiamo dire che la percezione è radicalmente mutata. Black Myth:Wukong e Wuchang: Fallen Feathers hanno sdoganato definitivamente il colosso asiatico come nuovo polo produttivo per i videogiochi “tripla A” su console e PC. Il 2026 si preannuncia come l’anno della consacrazione, con una line-up di titoli tecnicamente impressionanti che puntano a sfidare i giganti occidentali e giapponesi.

Tra i progetti più ambiziosi spicca senza dubbio The God Slayer, un action RPG che mescola mitologia cinese e steampunk. Il giocatore vestirà i panni di Cheng, un “Elemante” capace di manipolare fuoco, terra e acqua. Il sistema di combattimento immersivo ricorda molto le dinamiche viste in Avatar: The Last Airbender. Altrettanto promettente, ma con un taglio decisamente più narrativo e intimo, è Blood Message. Sviluppato in Unreal Engine 5 dal team di Naraka: Bladepoint, il gioco è ambientato nel tramonto della dinastia Tang. La trama del videogioco cinese racconta il viaggio pericoloso di un messaggero e di suo figlio, richiamando per atmosfera e dinamiche il rapporto padre-figlio degli ultimi God of War, ma con un rigore storico privo di elementi fantasy.

Il filone dei soulslike, genere ormai globale, trova la sua declinazione cinese in Daba: Land of Water Scar. Qui l’originalità sta nella coppia di protagonisti: un ragazzo d’argilla armato pesantemente e una misteriosa fanciulla agile, che offrono approcci al combattimento diametralmente opposti in un mondo ispirato al folklore locale. Chi cerca ritmi più frenetici dovrà invece guardare a Exiledge, uno sparatutto in terza persona con elementi roguelike che sembra voler recuperare la velocità adrenalinica di cult come Vanquish, inserendola in un contesto di rovine mutevoli e creature mostruose.

Non mancano poi sperimentazioni che ibridano i generi fra i videogiochi sviluppati in Cina. Impossibile non citare Loulan: The Cursed Sand. A una prima occhiata potrebbe sembrare un clone di Diablo per via della visuale isometrica. Tuttavia, pad alla mano si rivela un action puro, dove il protagonista scheletrico sfrutta la magia della sabbia per combattimenti coreografici. Infine, resta altissima l’attesa per Project: The Perceiver, il titolo open world di scontri all’arma bianca, che però aggiungerà una meccanica unica legata alle maschere che permette di assorbire le abilità dei nemici sconfitti. A chiudere il cerchio c’è The Hidden Ones, adattamento del webcomic The Outcast, che promette di portare le arti marziali sovrannaturali in arene 3D spettacolari. La Cina, insomma, ha smesso di inseguire e ha iniziato a correre.

Andrea

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