La “giostra” degli ippodromi italiani rischia di fermarsi, o quantomeno di perdere parecchi pezzi. Il 2026 si apre con un bollettino di guerra per gli impianti della Penisola, tra chiusure definitive, stop temporanei e incertezze amministrative che ridisegnano la geografia del settore.
Il caso più eclatante è quello di Trieste. Il Ministero dell’Agricoltura ha revocato il riconoscimento alla società Nordest Ippodromi per l’organizzazione delle corse al Montebello, accogliendo la richiesta della stessa società schiacciata da costi di gestione insostenibili. Le corse previste sono state dirottate su Treviso e Padova, che oggi 9 febbraio 2026 si preparano ad accogliere le corse. Tuttavia il futuro di Montebello sembra ormai lontano dai cavalli. La Regione Friuli-Venezia Giulia ha già stanziato 30 milioni di euro per un progetto di “Cittadella dello sport”, un’idea che potrebbe trasformare definitivamente lo storico impianto inaugurato nel 1892.
Non va meglio in Toscana, dove l’ippodromo dei Pini di Follonica resterà chiuso per tutto il 2026. Il Comune punta a un nuovo bando per il 2027. Tuttavia una recente variante urbanistica apre l’area a “nuovi utilizzi”, slegando le strutture ricettive dall’attività ippica. Speranze sono vive invece per il Caprilli di Livorn. Infatti il sindaco Luca Salvetti ha proposto l’affidamento diretto alla società Alfea (già gestore di Pisa). Sul punto si attende il via libera del Masaf sulla gestione delle scommesse.
Situazione critica anche al Sud. A Taranto, l’ippodromo Paolo VI è in un limbo: il riconoscimento per il 2026 è sospeso in attesa della vendita giudiziaria dell’immobile pignorato. A Corridonia (Macerata), invece, la gestione è bloccata da una battaglia legale tra il Comune e il vecchio Comitato corse, con il TAR che ha appena passato la palla al giudice ordinario per stabilire la proprietà dei beni.
Ma gli occhi di tutti sono puntati sulla Capitale. Per l’ippodromo di Capannelle, il cuore pulsante del galoppo italiano, la partita è ancora aperta: scadranno a giorni i termini per la firma della convenzione da parte della società La Marsicana, vincitrice del bando per la gestione provvisoria. Le voci di un possibile passo indietro si rincorrono, tenendo l’intero settore con il fiato sospeso. Tra aste deserte a Grosseto e progetti di riqualificazione a Bologna e Palermo, l’ippica italiana cerca disperatamente un futuro che non sia solo un ricordo
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