La crisi del casino di Campione: cosa serve per uscirne ?

Come salvare il casino di campione

La nomina del commissario doveva avvenire entro il 21 gennaio, e così non è stato, anche considerando ad oggi tre giorni di ritardo (24 Gennaio ). Meglio tardi ma la persona giusta , diciamo noi. Perché chi gestirà l’uscita della crisi è fondamentale per la città di Campione. E diciamo città perché Campione, senza il casinò, è alle corde. 

In questi mesi si è parlato molto di come si è arrivati a questo, ma noi vogliamo invece parlare di come uscirne. Riteniamo che il casinò di Campione , come gli altri 3 casinò Italiani, è un brand e una struttura sicuramente in grado di continuare a generare grandi benefici per tutta la comunità locale.

Ipotizzando che si riesca a risolvere il pregresso, operazione che richiede piu che altro una volontà politica di affrontare i relativi costi economici e soprattutto d’immagine, per andare avanti occorrono però rivisitazioni profonde del concetto di casinò dei suoi servizi e dei suoi prodotti, che richiedono essenzialmente due elementi: 

  • una profonda conoscenza dei giocatori, dei giochi e del lancio di nuovi giochi, ma allo stesso tempo un esperienza diversificata che permetta una visione ampia di cosa possa offrire una struttura come Campione oltre il gioco duro e puro. Servono in primis formule di gioco nuove, apparentemente semplici ma con logiche terribilmente sofisticate alle spalle, formule che magari stanno già iniziando a spopolare in altri paesi od online; ma servono anche servizi nuovi, coerenti con la concezione di far diventare il casino un luogo di intrattenimento a 360 gradi e in totale continuità con il mondo online che per un marchio è un moltiplicatore di opportunità e non un mostro oscuro che distrugge posti di lavoro. Non dimentichiamo che i casinò sono un mondo a se, strettamente controllato e le cui norme fondative permettono di sperimentare prodotti nuovi, diversi dalle solite slot e lotterie 
  • potere decisionale ed alleanze con soggetti,  gruppi o fondi che possiedano la capacità tecnica di gestire il rischio e di investire nel medio termine, senza caricare rischi sui contribuenti, lo Stato o un Comune non possono più essere da soli banco ed imprenditore. Questo richiede conoscenza del mercato dei giochi internazionali e di chi può aiutare il casinò

Una spolverata della formula attuale è un tentativo destinato a fallire. Perchè non puntare su qualche formula nuova guardando all’estero?

Non siamo di fronte a una crisi irreversibile e potremmo anzi creare posti di lavoro, opportunità e nuovi modelli da esportare, ed occorre farlo alla luce del sole, condividendo un progetto, senza paura di parlare di gioco d’azzardo. Proprio oggi abbiamo esplorato il mondo dei giochi nell’antica Roma, e già esistevano delle leggi per il gioco. E già esistevano i problemi attuali e già allora si sapeva che il proibizionismo su una attività totalmente immateriale (non servono scafisti come per le sigarette, basta scriversi la scommessa su un pezzo di carta)  è inutile. Bisogna invece governare il fenomeno e combatterne le derive negative, come nell’antica Roma il gioco minorile (ad esempio qualsiasi minore poteva rifiutare di pagare i soldi persi al gioco, perché non avrebbe dovuto poter giocare). Adesso invece attraverso i Social anche i minori sono esposti a rischi elevati nel disinteresse generale.

Informazioni su Paolo Di Feo 46 Articoli
Paolo Di Feo, laureato in economia con 110 e lode e MBA ha lavorato nelle telecomunicazioni prima di entrare nei giochi. In questo settore è stato consulente, direttore e proprietario sia in Italia sia all’estero. Scrive da tempo numerosi articoli e rilascia interviste ai giornali e alle TV nazionali sui temi del gioco di cui è profondo conoscitore.

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