Il 21 gennaio 2026 è stato un giorno nero per i fan storici della casa francese. Tuttavia questa data potrebbe segnare l’inizio di una nuova era per il colosso dei videogiochi. Ubisoft ha annunciato una ristrutturazione aziendale radicale che porta con sé decisioni dolorose. In primis, il travagliato remake di Prince of Persia: Le Sabbie del Tempo, dopo anni di rinvii e cambi di sviluppo, non verrà mai alla luce: è ufficiale. La scure dei tagli non si ferma qui. Sono spariti dalla roadmap anche un titolo mobile e quattro progetti senza nome (di cui tre nuove proprietà intellettuali). Altri sette giochi subiranno ritardi strategici per migliorarne la qualità.
Questa “pulizia” del portfolio si accompagna a una manovra di lacrime e sangue sul fronte operativo, con la conferma della chiusura degli studi di Halifax e Stoccolma e un piano per ridurre i costi di 200 milioni di euro nei prossimi due anni. Yves Guillemot, CEO e fondatore, ha definito questo momento un “importante reset”, necessario per sopravvivere in un mercato AAA divenuto spietatamente competitivo e selettivo.
La risposta di Ubisoft alla crisi è una riorganizzazione strutturale profonda: l’azienda si dividerà in cinque “Case Creative” (Creative Houses) semi-indipendenti, ognuna con piena responsabilità finanziaria e decisionale. La prima, Vantage Studios (sussidiaria parzialmente controllata da Tencent), gestirà i pilastri del fatturato come Assassin’s Creed, Far Cry e Rainbow Six. Le altre quattro unità si spartiranno i generi restanti: la CH2 curerà gli sparatutto (The Division, Ghost Recon), la CH3 i “live service” (The Crew, For Honor), la CH4 i titoli narrativi e fantasy (Rayman, Beyond Good & Evil) e la CH5 il mercato casual (Just Dance, Uno).
Nonostante i tagli, l’azienda guarda al futuro puntando tutto su due assi. Questi sono le avventure Open World e le esperienze “Games as a Service”. Tra le novità in cantiere figurano quattro nuove IP, incluso il MOBA March of Giants recentemente acquisito da Amazon. “Stiamo trasformando il modello operativo per realizzare giochi di qualità eccezionale”, ha concluso Guillemot. Insomma, dal sacrrificio di Prince of Persia qualche novità potrebbe fiorire.
