Il colosso nipponico Sony è finito nell’occhio del ciclone per via della sua Playstation. In questo lunedì 9 marzo 2026, i vertici di PlayStation affrontano una titanica battaglia legale davanti al Competition Appeal Tribunal di Londra. A guidare la carica è il paladino dei consumatori Alex Neill, che ha promosso una colossale azione collettiva per conto di 12,2 milioni di utenti. L’accusa è pesantissima: aver sistematicamente violato le norme antitrust, sfruttando la propria posizione di quasi-monopolio per applicare sovrapprezzi del tutto ingiustificati sui giochi digitali per quasi un intero decennio.
Il fulcro della polemica risiede nelle altissime commissioni imposte dal PlayStation Store. Secondo l’accusa, Sony sfrutterebbe l’assenza di alternative sulla propria console per imporre agli sviluppatori una trattenuta fissa del 30%, contro il più competitivo 12-20% riscontrabile sul mercato PC. Questi costi extra vengono inevitabilmente scaricati sui consumatori finali, risultando totalmente sproporzionati rispetto al reale servizio offerto. A peggiorare il quadro generale ci sarebbero le meccaniche predatorie di molti videogiochi, studiate a tavolino per spingere costantemente l’utenza, in particolar modo i minorenni, a spendere cifre considerevoli per sbloccare funzionalità esclusive o per poter progredire all’interno delle partite.
Il procedimento legale punta a ottenere un maxi risarcimento totale pari a 1,97 miliardi di sterline. In base alle normative britanniche, tutti coloro che hanno acquistato contenuti sulla piattaforma PlayStation nel decennio fino a febbraio 2026 sono inclusi automaticamente in questa mastodontica class action. Il processo durerà circa dieci settimane e si inserisce in un clima di forte insofferenza globale verso lo strapotere dei colossi tecnologici, ricalcando da vicino la recente e clamorosa condanna subita da Apple per le commissioni eccessive applicate sul suo App Store.







