I bilanci del Comune di Campione d’Italia, sede del casinò, continuano a registrare una situazione di profonda crisi, definita come un “enorme buco nero” finanziario. La Corte dei Conti della Lombardia ha infatti depositato una delibera in cui si riscontrano molteplici irregolarità contabili. A causa della gravità di queste mancanze, i magistrati hanno deciso oggi 30 aprile 2026 di trasmettere tutti gli atti alla Procura di Como. Ad essa spetterà il compito di valutare le eventuali responsabilità penali degli amministratori. I magistrati hanno concesso al Comune 30 giorni di tempo per ricalcolare i conti sulla base di queste pesanti osservazioni.
Tra le carenze più gravi segnalate nella delibera spicca il mancato recupero di un debito enorme. Il Comune di Campione d’Italia deve ancora incassare 45 milioni di euro arretrati dal locale Casinò. La struttura, storica meta di giocatori italiani, era rimasta chiusa tra il 2018 e il 2022 per una procedura fallimentare che è stata poi revocata. Si tradda di una vicenda che ha lasciato strascichi pesanti. Ancora una volta, il casinò si conferma croce e delizia di Campione d’Italia.
I giudici contabili puntano il dito anche contro la gestione «opaca» dei contributi statali. A causa della sua posizione di exclave e del cambio svantaggioso tra euro e franco svizzero, dal 2015 lo Stato versa annualmente a Campione ben 10 milioni di euro. Il peso sulle casse statali raddoppia se si considera che l’Italia rinuncia anche a incassare altri 10 milioni che il Comune dovrebbe destinare al Fondo nazionale di solidarietà.
Il quadro è ulteriormente aggravato da un contenzioso per il mancato versamento di 4 milioni di euro di Imposta spettacoli e intrattenimenti (Isi) per gli anni 2017-2018, da un passivo di 7 milioni legato a stipendi e sussidi per i pensionati, e dalla lentezza nelle vendite del patrimonio immobiliare, ferme al 10% del ricavo atteso.
Un altro capitolo allarmante riguarda la spesa sanitaria «fuori controllo» dei residenti. I cittadini di Campione, che conta meno di duemila anime, si rivolgono alla sanità svizzera, assai più cara di quella italiana. A coprire la differenza è la Regione Lombardia. Nel 2018 questa spesa aveva raggiunto la cifra astronomica di 87 milioni di euro, e nel 2023 un tentativo legale del Pirellone per calmierare questi costi è naufragato in tribunale.





