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Bologna a scuola con console vintage grazie a una petizione degli studenti

Scuola giochi vintage

In un’epoca costantemente dominata dall’iperconnessione e dalla presenza pervasiva degli smartphone, gli studenti della scuola media Guido Reni di Bologna hanno sorpreso il corpo docenti presentando una petizione che riporta ai giochi vintage. Questa petizione, sostenuta in pochissimi giorni da ben 150 firme, chiedeva il permesso di portare in classe dispositivi tecnologici rigorosamente offline. Tra questi c’erano vecchi lettori CD, MP3 e console e giochi vintage, da utilizzare esclusivamente per rilassarsi e staccare la spina durante i minuti del secondo intervallo.

La dirigente scolastica si è trovata di fronte a una richiesta formulata in modo maturo e democratico. La raccolta firme era ben argomentata da parte degli alunni. Perciò, ha deciso di scartare la strada del divieto assoluto e concedere dal 21 febbraio 2026 una sperimentazione di due settimane. Inoltre, ha spiegato in una lunga e articolata lettera inviata alle famiglie che accogliere questa istanza rappresenta un’opportunità educativa fondamentale per confrontarsi apertamente con i giovani. L’obiettivo finale è guidarli verso un uso più consapevole e misurato degli strumenti digitali senza dover necessariamente imporre barriere invalicabili.

L’iniziativa della preside ha tuttavia sollevato non poche perplessità tra le famiglie dell’istituto bolognese. Alcuni di essi temono che l’isolamento acustico causato dalle cuffiette possa compromettere irrimediabilmente la naturale socializzazione e la qualità delle relazioni tra i coetanei. Di conseguenza, propongono in alternativa l’introduzione di più tradizionali giochi da tavolo per favorire un’interazione più diretta, partecipativa e genuina tra i banchi di scuola.

L’insolito esperimento sui giochi vintage sta attualmente procedendo tra curiosità e aneddoti inaspettati. Nel frattempo, la dirigente ha colto questa preziosa occasione per lanciare una controproposta educativa e bonariamente provocatoria agli studenti. Li ha sfidati a lasciare a casa i loro moderni smartphone per un’intera settimana o a rinunciarvi completamente durante le future gite scolastiche.

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