Emergono verità amare dietro la chiusura di uno degli studi più amati del panorama PlayStation. In questo lunedì 23 febbraio 2026, nuove testimonianze fanno luce sul tragico destino di Bluepoint Games. L’indiscrezione arriva dall’utente X Detective Seeds, che ha intervistato in forma anonima due ex dipendenti rivelando un retroscena fatto di progetti collassati e visioni commerciali inconciliabili.
Tutto ruota attorno a un’ambizione forse troppo grande per il team texano. Secondo le fonti, mentre lo studio Bluepoint lavorava ancora a Ragnarök, aveva proposto a Sony un gioco live service ambientato proprio nell’universo di God of War, un’idea inizialmente approvata con entusiasmo dai vertici nel pieno della spinta verso i titoli multigiocatore continui. Purtroppo, il passaggio dalla creazione di eccellenti remake allo sviluppo di un complesso game as a service si è rivelato un ostacolo insormontabile. Lo studio ha mancato diverse scadenze cruciali. La pressione è poi salita alle stelle, specialmente dopo il disastroso flop di Concord, portando inevitabilmente Sony a staccare la spina al progetto nel corso del 2025.
A quel punto è iniziato un vero e proprio limbo creativo. Bluepoint ha cercato disperatamente di rimettersi in carreggiata presentando ben quattro nuove proposte a PlayStation. Di queste due erano proprio dei remake single-player che rappresentavano il vero e indiscusso marchio di fabbrica del team. La risposta di Sony è stata però gelida. Nessun progetto ha ricevuto approvazione, ufficialmente per una presunta mancanza di potenziale commerciale. L’aspetto più beffardo dell’intera vicenda, è che almeno uno di questi remake risulta ora in affido ad un altro studio interno alla scuderia Sony.
La fine era ormai scritta. Il clima interno si è rapidamente deteriorato dopo i continui rifiuti e molti talentuosi sviluppatori hanno abbandonato la nave prima del tempo. L’organico era ridotto a sole 50-60 unità al momento della chiusura definitiva. Alcuni dipendenti hanno ricevuto offerte di ricollocamento interno da PlayStation. Altri, invece, sono stati lasciati a se stessi senza alcun tipo di supporto o garanzia per il futuro. E il timore generale, sussurrato con profonda preoccupazione da una delle fonti, è che la scure dei licenziamenti nel settore videoludico non si sia ancora fermata del tutto.
