Oggi 30 marzo 2026, arrivano numeri letteralmente da capogiro da Las Vegas, il deserto più famoso (e verde) del mondo. Il fascino del tavolo verde non conosce crisi e i casinò del Nevada continuano a macinare incassi stratosferici, dimostrando una solidità economica che ha dell’incredibile. I dati ufficiali di febbraio parlano chiaro: le entrate da gioco hanno sfondato l’impressionante muro di 1,24 miliardi di dollari. L’aumento è dell’1,5% su base annua. Ma il vero record è l’incredibile sequenza positiva arrivata ormai al sessantesimo mese consecutivo sopra l’iconica soglia del miliardo di dollari incassati.
A fare la parte del leone, come da tradizione, è l’intramontabile Las Vegas Strip. Il celebre viale dei sogni ha generato da solo l’incredibile cifra di 696,3 milioni di dollari, assorbendo il 56% del totale statale in lieve crescita rispetto all’anno precedente. Nonostante un evidente e fisiologico rallentamento dei flussi turistici globali già in atto dallo scorso anno, il settore ha mostrato una resilienza pazzesca. A salvare i bilanci e spingere la crescita sono state soprattutto le strutture fuori dalla Strip. La sola area della Clark County ha incassato circa 148 milioni di dollari con un balzo in avanti di quasi tre punti percentuali.
Se da una parte Downtown Las Vegas e Laughlin hanno registrato delle flessioni inaspettate, altre zone come Reno e Mesquite hanno festeggiato rialzi sostanziosi. Ma il vero segreto di questo mese dorato sulla Las Vegas Strip porta il nome di un gioco specifico: il baccarat. I banchieri hanno letteralmente sbancato, incassando quasi 120 milioni di dollari solo da questa specialità, approfittando di perdite dei giocatori superiori di circa 32 milioni rispetto all’anno precedente. Numeri mostruosi che fanno la felicità non solo delle multinazionali dell’azzardo, ma anche delle casse dello Stato del Nevada, che dall’inizio dell’anno fiscale ha già incassato la bellezza di 775,8 milioni di dollari in sole tasse sul gioco, confermandosi una vera e propria miniera d’oro pubblica. Rimangono, comunque, le proteste sulla sostenibilità sociale e ambientale della metropoli dell’azzardo nel deserto.






