In questo giovedì 19 marzo 2026, il mondo del mobile gaming assiste alla fine di una delle battaglie legali più accese e prolungate degli ultimi anni, quella tra Fortnite e Google. Google ed Epic Games hanno finalmente deposto le armi, siglando uno storico accordo che riscrive le rigide regole del Play Store e sancisce l’attesissimo ritorno di Fortnite sui dispositivi Android. L’intesa mira a placare le annose accuse di pratiche anticoncorrenziali, introducendo una serie di riforme strutturali destinate a cambiare radicalmente il mercato delle applicazioni e aprendo concretamente le porte alla concorrenza dei marketplace di terze parti.
Il cuore di questa rivoluzione commerciale risiede nel drastico taglio delle trattenute imposte agli sviluppatori. La famigerata commissione standard del trenta percento scende ora al venti percento sugli acquisti in-app, con un piccolo sovrapprezzo del cinque percento aggiuntivo unicamente nel caso in cui si scelga di utilizzare il sistema di pagamento proprietario di Mountain View. Ottime notizie anche per gli abbonamenti ricorrenti, la cui tassa crolla al dieci percento. Queste nuove e vantaggiose tariffe entreranno in vigore entro la fine di giugno in Europa e negli Stati Uniti, per poi espandersi a livello globale. Ad affiancare questa mossa arriva l’inedito programma Registered App Stores, un’iniziativa che snellirà enormemente il processo di installazione di negozi digitali alternativi, spianando la strada allo sbarco dell’Epic Games Store su Android senza i fastidiosi e allarmanti avvisi di sicurezza del passato.
L’aspetto decisamente più curioso dell’intera contrattazione riguarda però i singolari risvolti mediatici. Il CEO di Epic, Tim Sweeney, ha accettato una clausola capestro. In cambio di queste epocali concessioni, l’azienda rinuncia a qualsiasi futura azione legale. Lo stesso Sweeney si è impegnato formalmente a non criticare mai più pubblicamente le policy del Play Store almeno fino al 2032.






