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Sony rimuoverà oltre 500 opere dal catalogo PlayStation Store

Il dibattito sulla reale proprietà dei beni digitali si arricchisce di un nuovo, spinoso capitolo che sta sollevando furiose polemiche tra i consumatori europei. Oggi, domenica 28 giugno 2026, una nota ufficiale pubblicata sui canali legali di Sony ha confermato che a partire dal prossimo 1 settembre la compagnia procederà alla rimozione di ben 551 pellicole cinematografiche e serie televisive dal catalogo del PlayStation Store. La decisione, legata alla scadenza naturale degli accordi di licenza commerciale con la casa di produzione francese StudioCanal, non si limiterà a bloccare la vendita dei prodotti, ma comporterà l’eliminazione fisica dei titoli dalle librerie digitali di tutti gli utenti del Regno Unito e dell’Europa che li avevano regolarmente acquistati a prezzo pieno nel corso degli anni.

La manovra ha scatenato un’ondata di indignazione sulle principali piattaforme sociali, riaccendendo i riflettori sulla fragilità dei contratti di licenza digitale (EULA) che regolano i negozi online. Tra i contenuti destinati a scomparire definitivamente figurano capolavori immortali del cinema e pellicole di enorme richiamo commerciale, come Terminator 2: Il Giorno del Giudizio, Apocalypse Now, Atto di Forza, Rambo, Il Diario di Bridget Jones, Hot Fuzz e Mulholland Drive. Al momento, il colosso giapponese non ha accennato ad alcuna forma di risarcimento economico, emissione di crediti o rimborsi per l’utenza colpita, limitandosi a ringraziare formalmente la community nelle note legali di chiusura del servizio.

I precedenti storici e le iniziative legali per i diritti dei consumatori

Non si tratta della prima volta che l’azienda si trova al centro di una simile tempesta mediatica per motivazioni analoghe. Già nel 2022 i giocatori residenti in Germania e in Austria avevano subito la revoca improvvisa di centinaia di film targati StudioCanal, mentre nel 2023 un destino simile sembrava pendere sulla testa degli utenti statunitensi in possesso dei programmi televisivi del network Discovery. In quel caso specifico, la sollevazione popolare e il danno d’immagine indussero Sony a fare marcia indietro, siglando un accordo last-minute con i detentori dei diritti per preservare l’accesso ai contenuti, uno scenario che la community spera possa ripetersi anche in questa occasione prima della scadenza di settembre.

La vicenda sta fornendo ulteriore slancio a movimenti internazionali come Stop Killing Games, impegnati a fare pressione sulle istituzioni politiche affinché venga introdotto un quadro normativo più severo in difesa dei consumatori. L’obiettivo delle associazioni è spingere la Commissione Europea a varare un codice di condotta vincolante che equipari l’atto dell’acquisto digitale a una proprietà permanente e inalienabile, vietando alle multinazionali di revocare l’accesso ai file multimediali senza corrispondere un adeguato indennizzo economico, soprattutto in un’era in cui il mercato spinge con forza verso la totale digitalizzazione a discapito dei supporti fisici tradizionali.

Andrea

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