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Storia del gioco dei tre bussolotti: le origini di una truffa da strada

gioco tre bussolotti

Oggi, 11 ottobre 2026, risaliamo alle origini di uno degli effetti d’illusione più antichi al mondo: la sparizione e la ricomparsa di sfere sotto tre recipienti capovolti. In Italia, questo gioco viene conosciuto come gioco dei tre bussolotti. Nel panorama internazionale, il gioco è noto come “cups and balls”, e non nasce come truffa da strada, bensì come un’esibizione assai raffinata dell’abilità manuale e della gestione dell’attenzione, o “misdirection”, capace di attraversare interi millenni di intrattenimento e di cultura. La fama del gioco dei tre bussolotti si è dunque diffusa in molte tradizioni magiche mondiali. Le successive varianti eseguite come truffa di strada prendevano il nome di “bunco booths”.

Dalle sepolture dell’Antico Egitto all’Età Classica

Il primo indizio figurativo del gioco dei tre bussolotti risale all’incirca al 2500 a.C. ed è un dipinto murale che si trova in Egitto, nella necropoli di Beni Hasan. L’affresco rappresenta due uomini inginocchiati davanti a quattro coppette rovesciate. Nonostante lo svolgimento dell’illusione o del rituale sia oggetto di dibattito, il dipinto dimostra l’antichità millenaria dell’uso dei contenitori capovolti per giochi di abilità. Il gioco dei tre bussolotti affonda quindi le proprie radici già nell’Antico Egitto.

Durante l’epoca romana, il gioco era molto diffuso e prendeva la denominazione latina di “acetabula et calculi”, che tradotto indicherebbe i bicchierini per l’aceto e le pietruzze. Lo stesso Seneca, nella sua quarantacinquesima Epistola a Lucilio, parlava di questi giochetti e li definiva come un intrattenimento piacevole ed inoffensivo. Seneca scriveva inoltre che la meraviglia era proprio nell’impossibilità per lo spettatore di capire il funzionamento del gioco. Nell’epoca medievale, alcuni trattati famosi, come ad esempio “The Discoverie of Witchcraft”, datato 1584, iniziarono a testimoniare formalmente la manipolazione e l’uso di recipienti cavi per spostare le sfere da un coperchio all’altro. Il gioco dei tre bussolotti quindi è stato narrato e tramandato nel corso dei millenni.

L’evoluzione moderna del gioco dei tre bussolotti e la lezione dei maestri dell’illusione

Nel secolo scorso, la storia dell’illusione ha avuto una svolta importantissima dovuta a Dai Vernon, un prestigiatore detto “Il Professore”. Vernon diede inizio ad una rivoluzione della tecnica dell’effetto utilizzando delle coppe di metallo più maneggevoli e basse, oltre che a codificare una sequenza narrativa che è poi diventata lo standard. Per questa ragione, l’interpretazione più moderna del gioco dei tre bussolotti deve molto anche ai contributi dei più grandi maestri dell’illusione.

Lo svolgimento moderno comprende una combinazione piuttosto complessa composta da dei principi essenziali:

  • Scomparsa: Le palline sembrano svanire o attraversare il metallo dei bussolotti.

  • Trasposizione: Gli oggetti cambiano posizione davanti agli spettatori in modo apparentemente inspiegabile.

  • Finale: La comparsa di oggetti grandi, come frutti o sfere di dimensioni maggiori, dentro le coppe.

Houdini riteneva la perfetta esecuzione del numero come la prova per confermare la maturità di un prestigiatore. Indubbiamente, il gioco dei tre bussolotti è ad oggi ancora una delle prove più affascinanti nella magia classica.

Per saperne di più dei giochi dei tre bussolotti e delle tre carte, vi rimandiamo ad un articolo precedente sul loro funzionamento.

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