Per Ubisoft non è più tempo di mosse false. Dopo un periodo segnato da turbolenze finanziarie e ristrutturazioni dolorose, il colosso francese ha deciso di puntare le sue fiches più pesanti sul tavolo di The Division 3. Le prime notizie ufficiali arrivano oggi 10 gennaio 2026 direttamente da Massive Entertainment, lo studio svedese incaricato dello sviluppo, e le parole usate non lasciano spazio a interpretazioni timide. Durante il recente New Game+ Showcase, l’executive producer Julian Gerighty ha rotto il silenzio definendo il progetto in corso come un vero e proprio “mostro”.
L’ambizione dichiarata è quella di replicare lo shock culturale e commerciale del primo capitolo, che nel 2016 riscrisse le regole degli looter shooter infrangendo ogni record di vendita della compagnia. Gerighty è stato chiaro: all’interno delle mura di Massive si lavora duramente per creare qualcosa che abbia lo stesso impatto dirompente dell’originale, cercando di riportare il franchise The Division 3 al centro della scena PvPvE, un settore che Ubisoft intende riconquistare con prepotenza dopo che il secondo capitolo, pur solido, non era riuscito a replicare l’exploit del debutto.
Tuttavia, dietro l’entusiasmo delle dichiarazioni si nasconde una pressione palpabile. The Division 3 non è solo un sequel, ma una scialuppa di salvataggio in un mare in tempesta. Ubisoft arriva da mesi difficili, caratterizzati dalla chiusura di diversi studi e dal rendimento sotto le aspettative di titoli di punta come Star Wars Outlaws. Lo stesso team di Massive Entertainment ha attraversato una fase critica recente, con una riorganizzazione interna e un controverso programma di “transizione di carriera volontaria” volto a sfoltire l’organico per concentrare tutte le risorse rimanenti proprio su questo franchise e sul motore grafico Snowdrop. La scommessa è lanciata: creare il videogioco definitivo per rilanciare l’azienda.






