Il dibattito sulla sicurezza digitale dei più giovani si sposta dalle mura domestiche alle aule di Bruxelles. Il Parlamento europeo ha acceso i riflettori oggi 15 gennaio 2026 sul delicato tema delle valute virtuali utilizzate all’interno dei videogiochi, un mercato in espansione che muove cifre enormi e che ora finisce sotto la lente della politica comunitaria. L’eurodeputata Catherine Griset (PfE) ha presentato un’interrogazione scritta alla Commissione europea, chiedendo un intervento deciso su monete digitali come i celebri “Robux” della piattaforma Roblox, divenuti ormai uno standard nell’industria dell’intrattenimento interattivo.
Il cuore della questione riguarda il meccanismo di conversione tra denaro reale e crediti virtuali, utilizzati dai giocatori per acquistare skin, personalizzazioni o funzionalità extra. Secondo l’atto parlamentare, questo sistema non si limita a una semplice transazione ludica, ma nasconde insidie profonde. Le valute virtuali possono favorire meccanismi di manipolazione psicologica e dipendenza nei minori. Inoltre possono trasformarsi in un onere economico spesso insostenibile e incontrollabile per le famiglie. Mentre negli Stati Uniti fioccano già le denunce contro le big tech per la scarsa protezione offerta ai bambini, in Europa ci si interroga sull’efficacia del Digital Services Act (DSA), che secondo i critici potrebbe non essere sufficiente a arginare il fenomeno senza l’integrazione di nuove normative come un futuro Digital Fairness Act.
Griset, nel suo quesito, ha alzato il tiro ponendo alla Commissione due questioni cruciali che potrebbero ridisegnare il mercato. Da un lato, l’eurodeputata critica l’attuale approccio basato sull’autoregolamentazione o su norme morbide. Ella suggerisce invece di valutare un’opzione drastica: il divieto totale di queste valute “pericolose e droganti” all’interno del mercato unico. Dall’altro, solleva un problema di geopolitica economica. La maggior parte di queste economie virtuali è gestita da colossi extra-UE, sfruttando business aggressivi e meno vincolati potrebbero godere di un vantaggio competitivo sleale. Ciò danneggia le aziende europee che operano nel settore digitale. La palla passa ora all’Esecutivo UE, chiamato a decidere se mantenere la linea attuale o inaugurare una stagione di tolleranza zero verso le microtransazioni.
