Una storica sentenza emessa in Cina in favore di Genshin Impact oggi 13 settembre 2026 ha stabilito un importante precedente giuridico sul fronte della tutela del copyright e dell’intelligenza artificiale generativa. Il Tribunale del Popolo della Nuova Area di Pudong, a Shanghai, ha infatti condannato un servizio locale di text-to-speech basato sull’IA a risarcire miHoYo con la somma di 750.000 yuan, pari a circa 112.000 dollari. La decisione pone fine a una controversia legale nata attorno a un software capace di riprodurre e modificare in tempo reale la voce dei celebri eroi del celebre gioco di ruolo, sfruttando pacchetti audio messi in commercio senza alcuna autorizzazione ufficiale.
La clonazione vocale dei personaggi di Genshin Impact
Al centro della disputa c’era l’utilizzo non autorizzato delle caratteristiche vocali di ben sessantatré personaggi del roster di Genshin Impact. L’azienda sviluppatrice aveva trascinato in tribunale la piattaforma contestando non solo la clonazione delle voci, ma anche l’impiego illecito di immagini, animazioni promozionali e materiali audiovisivi protetti da diritto d’autore per sponsorizzare i pacchetti vocali. Di fronte a una richiesta iniziale di risarcimento pari a circa 746.000 dollari per violazione del copyright e concorrenza sleale, la società di IA si è difesa sostenendo che i timbri fossero generati da modelli complessi addestrati su larga scala e che, in ogni caso, gli eventuali diritti di proprietà intellettuale sulle voci dovessero spettare esclusivamente ai doppiatori originali e non alla software house.
Le perizie tecniche disposte dai giudici hanno tuttavia smontato la tesi difensiva, rilevando la presenza di “caratteristiche quasi identiche” tra gli output sintetici e le voci ufficiali del titolo, un elemento avvalorato dall’ammissione del gestore di aver utilizzato campioni audio estratti direttamente dal gioco per l’addestramento dei modelli. Il tribunale ha quindi stabilito che sia i design visivi che le registrazioni vocali rientrano pienamente nelle opere tutelate, ravvisando inoltre gli estremi della concorrenza sleale per aver indotto gli utenti a credere in una partnership ufficiale con miHoYo. La sentenza di primo grado, pronunciata lo scorso 30 giugno, è diventata formalmente definitiva a seguito del ritiro del ricorso in appello da parte della società imputata, che dovrà ora saldare il risarcimento e interrompere immediatamente qualsiasi attività illecita legata allo sfruttamento del marchio.







