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Scommesse Sacra Corona Unita: maxi sequestro da 600.000€

scommesse clandestine Sacra Corona Unita

Oggi, 4 novembre 2026, si delineano i contorni di un’importante operazione di contrasto ai patrimoni illeciti accumulati dalla criminalità organizzata in Puglia. Su disposizione del Tribunale delle Misure di Prevenzione di Lecce, i Carabinieri del Comando Provinciale di Brindisi hanno dato esecuzione a un decreto di sequestro finalizzato alla confisca di beni per un valore complessivo stimato in almeno 600.000 euro. Il provvedimento colpisce il patrimonio riconducibile a Tobia Parisi, ritenuto dagli inquirenti un esponente di vertice della Sacra Corona Unita (SCU). Tale patrimonio sarebbe stato accumulato attraverso la gestione abusiva delle scommesse clandestine. In particolare, le indagini hanno messo in evidenza il ruolo centrale delle scommesse clandestine per la Sacra Corona Unita nell’aumentare il potere economico del clan. Questa notizia segue di pochi giorni quella dell’inchiesta sui giochi telematici a Cosenza. Per chi volesse approfondirla, vi rimandiamo ad un articolo precedente.

La base logistica a Mesagne e le società intestate a prestanome per le scommesse legate alla sacra corona unita

L’indagine patrimoniale ha permesso di fare luce sull’articolata struttura logistica ed economica utilizzata dal sodalizio criminale. Essa serviva a controllare il mercato delle puntate non autorizzate sul territorio, collegato alle scommesse clandestine e alla Sacra Corona Unita.

Tra le proprietà colpite dal provvedimento figurano:

  • La sede operativa a Mesagne: Un fabbricato di circa 1.000 metri quadrati situato a Mesagne e sede di un’attività commerciale, già sottoposto a sequestro cautelare nel dicembre 2025. L’immobile è stato individuato dagli investigatori come la vera e propria base logistica dell’organizzazione per la gestione e la rendicontazione delle scommesse clandestine legate alla Sacra Corona Unita.

  • L’impresa automobilistica a Carovigno: Un’azienda operante nel settore del commercio di autoveicoli con sede a Carovigno, insieme al relativo compendio aziendale e al parco auto presente. Dagli accertamenti è emerso che l’attività era formalmente intestata a prestanome tramite interposizione fittizia, ma gestita di fatto dal boss.

L’ex covo dei latitanti, i beni di pregio e i conti correnti sigillati

Gli accertamenti economico-finanziari svolti dai militari dell’Arma hanno evidenziato una netta sproporzione tra i redditi dichiarati e l’elevato tenore di vita. Quest’ultimo veniva mantenuto dal nucleo familiare dell’indagato e alimentato anche dalle attività di scommesse clandestine per la Sacra Corona Unita.

I sigilli sono scattati anche su un appartamento di pregio situato a Brindisi. L’immobile era formalmente intestato alla convivente e acquistato in contanti con proventi illeciti. Inoltre, è stata sequestrata una villetta con terreno nell’agro di Torre Santa Susanna. Questo immobile era storicamente utilizzato come covo per proteggere la latitanza di elementi di spicco della SCU. Il quadro dei sequestri è completato da diverse autovetture di grande cilindrata. Vi sono inoltre numerosi conti correnti, depositi di risparmio e carte prepagate aperti presso vari istituti di credito e Poste Italiane.

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