La mappa del poker digitale negli USA si arricchisce di una nuova bandierina. Il Maine è diventato ufficialmente il nono territorio a legalizzare il poker online, grazie all’entrata in vigore della legge LD 1164 avvenuta a gennaio senza la firma – ma anche senza il veto – della governatrice Janet Mills. Un passaggio silenzioso ma storico, che allinea lo Stato del Nordest a giurisdizioni come Nevada, New Jersey e Pennsylvania.
Il cuore della normativa è il monopolio concesso alle Nazioni Wabanaki. Le quattro tribù riconosciute a livello federale (Houlton Band of Maliseet, Mi’kmaq Nation, Passamaquoddy Tribe e Penobscot Nation) deterranno i diritti esclusivi per operare nel settore. Il modello prevede che ogni tribù possa siglare un accordo con un unico provider tecnologico: una gara che vedrà colossi come WSOP, BetMGM o BetRivers competere per accaparrarsi una delle quattro “skin” disponibili sul mercato. Lo Stato tratterrà una tassa del 10% sul fatturato lordo, fondi che saranno destinati sia alle comunità tribali che a programmi di prevenzione contro la ludopatia.
Tuttavia, l’entusiasmo è frenato da un ostacolo strutturale: la liquidità. Con appena 1,4 milioni di abitanti, il Maine rischia di diventare un’isola con troppo pochi giocatori per garantire tavoli attivi e montepremi interessanti. La legge attuale non menziona esplicitamente l’adesione al Multi-State Internet Gaming Agreement (il patto che permette a stati come Michigan e New Jersey di condividere i bacini di utenza). Senza questo passo, il mercato potrebbe faticare a decollare. In ogni caso, i giocatori che oggi 5 febbraio 2026 fremono per una partita di poker ai tavoli verdi digitali dovranno pazientare. Infatti la Maine Gambling Control Unit deve ancora scrivere i regolamenti tecnici, facendo slittare le prime mani virtuali verosimilmente alla fine del 2026 o all’inizio del 2027.







