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Il poker in India rimane appeso a un filo

Poker in India

Il quadro normativo del gioco d’azzardo in India si fa sempre più incerto e complesso, come riportano oggi 14 aprile 2026 varie testate di settore.  L’Alta Corte di Delhi e quella del Punjab, si sono rifiutate di emettere sentenze preventive per stabilire se il poker sia o meno gioco d’abilità.

Diverse società avevano infatti interpellato i giudici per ottenere la certezza necessaria ad aprire sale da poker fisiche senza il costante timore di improvvise sanzioni. I tribunali hanno però respinto le richieste, stabilendo che simili questioni non possono essere decise in modo ipotetico prima dell’insorgere di una controversia o di un contenzioso reale.

Questo rinnovato e pressante interesse degli operatori verso le sedi fisiche è una conseguenza diretta del drastico cambio legislativo avvenuto lo scorso anno. Nell’agosto del 2025 è infatti entrato in vigore il Promotion and Regulation of Online Gaming Act. Questa norma ha imposto un divieto a livello nazionale per tutti i giochi online con denaro reale. Con la via del mercato digitale ormai completamente sbarrata, le società del settore stanno disperatamente cercando di ripiegare sull’intrattenimento dal vivo. Esse però pretendono rassicurazioni legali di gran lunga superiori rispetto al passato per poter investire.

Prima di questo massiccio blocco di internet, il poker dal vivo in India era relegato a poche specifiche sacche territoriali. Stati come Goa e Sikkim permettevano il gioco d’azzardo all’interno di cornici fortemente regolamentate, mentre in altre metropoli come Calcutta e Bangalore i club operavano all’interno di una pericolosa zona grigia. Sfruttando vecchie leggi statali e precedenti sentenze che riconoscevano il poker e il ramino come giochi basati sull’abilità del giocatore, queste sale hanno sempre convissuto con il rischio concreto di retate da parte della polizia locale. Oggi, il futuro del poker live indiano rimane sospeso a un filo.

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